ALLEGRIA GEOPOLITICA

La differenza principale tra le cosiddette scienze dure e le scienze sociali risiede nella ricerca dei rapporti di causalità ovvero nella capacità di risalire, a partire da un determinato evento, alle sue cause dirette. Se un sasso viene lasciato cadere da una torre più volte nello stesso modo subirà le stesse forze e cadrà nello stesso identico punto con la stessa velocità. Insomma a parità di premesse e condizioni un esperimento deve ottenere lo stesso risultato perché si basa su leggi di natura immutabili e quindi garantite. Le scienze sociali invece poggiano sull'agire sociale alla cui base si trova nient'altro che il comportamento umano. Non a caso uno dei capisaldi della ricerca sociale si trova nella teoria weberiana dell'idealtipo e in generale nell'uso delle categorizzazioni e generalizzazioni. Il comportamento umano, contrariamente alle leggi che governano il mondo naturale, non è rigido e deterministico ma ha insita una dimensione di imprevedibilità. Insomma le persone non sono macchine e non agiscono unicamente in risposta agli stimoli in maniera meccanica. Ciò significa che non è mai davvero possibile risalire ad un rapporto di causalità diretto e definito ma occorre costruire modelli esplicativi che si adattano alla realtà ma non la comprendono mai appieno. Persino l'economia, che da molti viene considerata la più solida e esatta delle scienze sociali, si fonda su modelli e astrazioni come la massimizzazione del profitto e l'agire economico. Insomma si può dire che nel grande trittico degli obiettivi della scienza (capire le cause di un evento, prevedere l'effetto conoscendo le cause, dirigere il risultato influenzandone le cause) dove le scienze dure possono provare a raggiungere tutti e tre gli scopi le scienze sociali non hanno mai la certezza neanche di aver assicurato il primo.

 Cosa c'entra tutto questo con la geopolitica? Abbiamo detto che ciò che sta alla base delle scienze sociali è l'agire umano in tutte le sue forme. La disciplina della geopolitica invece pone come fondamento dell'agire politico determinanti geografiche dell'ambiente naturale (risorse naturali, conformazione del territorio, distanza da punti strategici di vario tipo eccetera). L'ambiente, e non l'uomo, è la causa del comportamento sociale e pertanto la conoscenza del territorio diventa fondamentale per la comprensione e la previsione del futuro. Ciò che viene a mancare in tutto questo è appunto l'agire umano che è forse in parte influenzato dalle caratteristiche geografiche ma risponde comunque in definitiva unicamente a ragioni puramente sociali. Il peccato originale della geopolitica risiede nel suo determinismo latente o evidente a seconda delle declinazioni. Facendo risalire risultati sociali a cause naturali (e quindi esterne e fisse) si crea una situazione dove è facile non solo capire gli eventi ma anche predirli e indirizzarli. Si crea quindi una vera e propria prasseologia fondata sulla geografia e applicata alla comprensione dell'agire sociale. Sinceramente non riesco a immaginare niente di più lontano dal metodo delle scienze sociali che annullare completamente l'agire umano come causa di azioni politiche. Certo la geopolitica è facile e sembra convincente perché semplifica, riduce motivi e obiettivi a punti molto facili da individuare su una cartina e quindi in un certo senso rassicura ma di sicuro non aiuta la più completa comprensione dei fenomeni che tratta.


Sia chiaro non è mia intenzione affermare che la geopolitica sia di per sé una disciplina inutile. In una visione ad ampio respiro e generale delle discipline sociali ogni angolo di analisi (da quello più micro riferito al comportamento delle singole persone fino a quelli più ampi che trattano gli ambienti sociali o naturali) concorre allo scopo di capire al meglio e interpretare il più possibile il perché di ciò che accade. É però importante, soprattutto in un periodo come quello odierno di sovraesposizione mediatica, ricordarsi che la geopolitica come disciplina da sola non è la chiave interpretativa universale di tutto ciò che accade e che ogni analisi va sempre affrontata in maniera ampia e ragionata.


Michele Ferrari

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