APOLOGIA DEL CANCHERO

Allora una cosa che molti non capiscono è la completa estraneità del termine dialettale Cancher (italianizzato Canchero) con la malattia del cancro e altre amenità del genere. Il cancher è niente di meno che un oggetto generico, una cosa, un bagaglio, un canchero. Ovviamente quello che vale per il mondo fisico si può adattare più genericamente allo scibile umano e allora con cancher si possono indicare molte cose di cui non ci ricorda il nome (es: cosa è quel canchero lì?) . Un utilizzo particolare del termine sta nella celebre frase " cat vegn un cancher " ovvero "che ti venga un canchero/che ti venga un accidente". In questo caso il canchero non è ovviamente il tumore ma un generico malanno generalizzato con cancher che suona pure bello minaccioso. Lo stesso effetto dal punto di vista del significato lo si avrebbe anche con " cat vegna quel " ovvero "che ti venga qualcosa" o " cat vegna n'asideint " cioè "che ti venga un accidente". Insomma non è un augurio di morte quanto di un simpatico caghetto. Per concludere, il termine cancher ha un significato tendenzialmente dispregiativo quanto è utilizzato per indicare oggetti.
Possiamo quindi dire che questa parola all'apparenza tanto brutta è in realtà una delle più poetiche e versatili del dialetto reggiano. Possiamo qui ammirare un'opera a firma Giovannino Guareschi e magistralmente interpretata dal grande Gino Cervi immortalante nel marmo della storia questa meravigliosa poesia

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