ONDATE DI CALORE E BICICLETTE
Avete presente quando girate in macchina e beccate quei gruppi di ciclisti che bloccano la strada con la loro maledetta lentezza? Già vi vedo; siete di fretta perchè sta cominciando La Ruota Della Fortuna su canale 5 e sti maledetti biciclettari sono l'unica cosa che si frappone tra voi e Gerry Scotti. Questi tizi vanno con tutta la calma del mondo e lo fanno bloccando la strada. Si sa bene che le strade sono fatte per correre ai 130 all'ora e tirare sotto i piccioni, mica per pedalare come degli otto etti soffrendo e sbuffando.
Bene, se siete d'accordo con quanto detto ora siete degli stronzi. Nient'altro da aggiungere. Andare in bicicletta è divertente, e soprattutto le strade non sono di proprietà unica delle macchine e di chi le guida. Le strade servono per andare in giro, spostarsi da un luogo all'altro ma anche per girovagare senza meta. Tutto questo lo si è fatto per millenni prima delle autmobili e non è che solo perchè Enzo Ferrari ha inventato la velocitàTM allora si è magicamente creato il monopolio delle strade per i motori a scoppio. Le strade sono di tutti coloro che le percorrono e anzi, in una sorta di ribaltamento del senso comune, le strade sono prima dei pedoni e delle biciclette e poi delle automobili. Non sto parlando delle autostrade, sia chiaro, quelle tenetevele pure. Tanto sono dei lunghi e noiosissimi rettilinei completamente chiusi su sè stessi e con nessun'altra attrattiva se non uscirne. Le strade vere sono quelle di città e di campagna, quelle che sono state costruite attraverso il passaggio continuato di generazioni e generazioni e che quindi seguono percorsi tortuosi, si insinuano tra le case e tra i campi e se ne fregano dell'impatto che potrebbero avere sulla viabilità. Ovviamente non si parla solo di stradine e stradette ma anche dei grandi viali cittadini, che sono stati calpestati dalle grandi folle ottocentesche e che ora non vedono altro che il traffico dei pendolari. Queste sono le strade che vanno strappate alle automobili e riconvertite a misura di uomo.
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| foto vecchia ma ci sta |
Come si fa tutto ciò? L'idea lanciata qualche settimana fa dal Kaffeklubben a Guastalla è un simpatico esercizio di fastidio indotto: andare in giro in bici in gruppo per le vie centrali del paese e bloccare il traffico. L'idea è divertente e riprende il Critical Mass che da anni porta la stessa l'idea in giro per tutte le città del mondo. Guastalla non è una capitale mondiale ma la vita culturale cova sempre di più sotto le braci e eventi come questo hanno quello sprint che mescola divertimento e ragione politica. E poi siamo onesti: vogliamo mettere fare consapevolmente quella cosa che tutti gli automobilisti incazzati odiano come una piaga d'egitto? Purtroppo niente va mai come si spera e una doppietta di cose molto poco simpatiche e imprevedibili ha provato a mettere i bastoni tra le ruote delle biciclette. La prima, forse ne avrete sentito parlare, è l'ondata di calore infernale che sta tutt'ora attanagliando l'Europa. Qua si potrebbe aprire una parentesi enorme sul ruolo delle città a misura d'automobile nel creare e amplificare questa emergenza. Oltre allo smog creato da milioni di automobili è la cementificazione selvaggia che amplifica il caldo e ammazza le persone. Più strade a misura di automobili significano più asfalto, più calore di ritorno, meno alberi e meno ombra. I Wu Ming hanno scritto spesso della faccenda in relazione a Bologna e all'Emilia Romagna in generale, oltre a trattare la faccenda in "Gli Uomini Pesce" come elemento centrale della trama del romanzo.
Quindi dicevamo che sta ondata di calore mortale non aiuta di certo l'idea di girare in bicicletta sotto il sole di giugno per le strade asfaltate della città. Infatti ha generato alcune defezioni e non se ne può fare una colpa a nessuno. La salute è importante e rischiare il colpo di calore non è un gioco che vale la candela. La seconda cosa poco simpatica è stata la totale assenza di gente in giro in macchina per Guastalla. Nonostante l'ampio giro per le vie del paese e il Viale Po (entrambi solitamente ben trafficati) solo un paio di macchine sono cadute nella rete del blocco ciclistico. Certo era una domenica sera a cavallo delle 19 e immagino in molti fossero impegnati in altre faccende ma la tristezza del non infastidire flotte di macchine è stata palpabile.
Tutto ciò è stato ampiamente ripagato dalla bellezza del girare in bicicletta in gruppo e dal divertimento del pedalare in mezzo alla carregiata senza arte né parte. Ogni tanto si incrociavano persone a piedi o in bicicletta e la loro reazione variava dalla confusione al divertimento. Nessuno sembrava infastidito a parte immagino quei due automobilisti ma anche loro è più bello immaginarli come perplessi e magari divertiti. Insomma alla fine nonostante tutto è stato un successo su tutta la linea e pare di aver capito che verrà riorganizzato di nuovo verso settembre, magari sperando in un poco di fresco in più. Un modesto suggerimento che è girato è quello di farlo il lunedì mattina alle 8:30 per essere sicuri di bloccare più gente possibile. l'idea è stuzzicante ma forse si rischierebbe di essere investiti da un qualche mica normale al volante e quello magari è meglio evitarlo.
Ultima piccola parentesi personale è il viaggio di andata e ritorno tra Gualtieri e il Kaffeklubben proprio come caso studio dell'uso della bicicletta e del rapporto con gli spazi a misura di macchina o di uomo. All'andata ho deciso di passare per il tratto di argine del Po che collega Gualtieri e Guastalla, in parte perchè temevo di fare tardi e in parte perchè così su due piedi non ho pensato ad altre strade. Tanta è l'abitudine a girare in macchina e ragionare da automobilista che subito ho pensato alla strada più percorribile in macchina. Andare in bicicletta per l'argine del Po è un'esperienza grama, soprattutto quando il sole ciocca e le macchine corrone forte (cioè sempre). Infatti appena arrivato mi son trovato a boccheggiare e grondar sudore con ancora i fischi delle automobili che mi passavano di fianco nelle orecchie. Il ritorno è stato più ragionato e si è svolto in maniera non prevista. Infatti dopo la pedalata mi son trovato con un paio di amiche a fare due chiacchiere e ad una certa si è deciso di andare fuori a cena. Tra una balla e l'altra mi son trovato a dover tornare a casa che erano passate le 23:30 e, se andare di giorno sull'argine del Po è difficile, farlo di notte è un suicidio. Parliamo di una strada buia, piena di curve e super trafficata da gente che corre come se dovesse andare a mungere dalla parte opposta della provincia. Fortunatamente la vita della bassa offre strade alternative e nel dettaglio i passaggi pedonali e ciclistici tra Guastalla e Gualtieri procedono in una sorta di manovra a tenaglia. Da un lato c'è la strada che da Guastalla prende viale Po, passa sul lungo fiume e risale verso Gualtieri sbucando direttamente in Piazza Bentivoglio. Dall'altro invece l'argine del Crostolo che parte da dietro il Campanone, passa dietro al Conad, taglia l'argine maestro e prosegue dritto verso Santa Vittoria. Da lì basta scendere all'altezza del Codisotto ed eccoci a Gualtieri.
Senza pensarci troppo ho scelto la seconda strada, pensando che le luci della mia bicicletta sarebbero bastate a schiarire il buio della campagna. E invece mi son ritrovato a fare la strada che separa i due comuni immerso nella più completa oscurità, e mi è piaciuto. Non era una brutta serata, anzi, nonostante il calore atroce si stava quasi bene. Pedalare immerso nel canto dei grilli e nel placido rumore del torrente che scorre verso il Grande Fiume ha un effetto di calma e benessere che viene bilanciato unicamente dal terrore atavico che deriva dall'essere al buio in mezzo al nulla. Rispetto agli anni delle scuole medie/primi anni delle superiori quando andavo a Guastalla e tornavo quotidianamente al buio per quelle stesse strade, forse ora sono più navigato in fatto di sterotipi da film horror e simili. E allora ogni tonfo nell'acqua diventa qualcuno che si sta avvicinando con interessi poco gentili, ogni verso d'uccello sembra l'urlo di una strega e ogni paio d'occhi nel buio assomiglia più ad un mostro che ad un tenero gattino. Per fortuna il buon dio mi ha fatto ateo e razionale e allora sopra l'incoscio e lo spavento momentaneo prevale sempre il buon senso, e la natura notturna torna ad essere placida e poetica.
Quindi alla fine la giornata la posso considerare un trionfo su tutta la linea. Il calore lo ho sopportato, Il giro in bicicletta l'ho fatto, la bella serata in compagnia l'ho passata e, per concludere tutto, ho pure riscoperto la bellezza della campagna lungo l'argine del Crostolo in piena notte. È proprio vero che è nel buio più assoluto che si vedono le stelle ed erano anni che non ne vedevo così tante. Insomma se fossi andato in macchina mi sarei perso tutta questa meraviglia al ritorno e quindi anche adesso come ieri dico soltanto viva la bicicletta, le passeggiate, la calma e il respiro. L'unico motivo che mi viene in mente per cui potrebbe girare in piena notte dove ero io ma in macchina è l'andare in camporella ma pure quello si fa tranquillamente in bici. Tutto questo per dire che insomma, alla fine non ci sono scuse! prendete anche voi la bici e divertitevi! Riprendiamoci le strade e la flemma!

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