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VIALE PO É MORTO. VIVA VIALE PO

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In queste settimane non sono andato a Viale Po. Volevo evitarlo. Sapevo bene cosa era successo e pur concordando sulle ragioni che avevano portato a ciò non avevo la forza di guardare il temibile risultato. In paese se ne è parlato, un po' con tristezza e un po' con rassegnazione ma senza clamore o rabbia perchè sapevamo tutti che prima o poi era una roba che si sarebbe dovuto fare. Oggi sono andato a Viale Po. Ho fatto una lunga passeggiata di un'ora e mezza dall'inizio alla fine andata e ritorno. In Piazza Bentivoglio stavano festeggiando il natale coi banchetti, le luminarie e un Babbo Natale che gira in bicicletta. Addirittura ho intravisto un recinto con gli asinelli. Nonostante ciò il Grande Fiume mi chiamava e ho capito che non potevo più ignorare il viale. Mi sono fermato su alcune panchine a pensare a ciò che avevo intorno e a ricordare i lunghi filari di alberi ombrosi che non esistono più. Sono stati tirati via tutti, segati di netto. Erano piante vecchie e m...

LA FIACCA CALMA PIATTA DELLA BASSA

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  Gualtieri è un posto strano. A me piace definirlo come un paese di matti e niente in questi anni mi ha mai fatto dubitare di questo giudizio. Persino Patrizio Roversi in uno dei suoi programmi televisivi l’aveva descritto così, notando la forma del Teatro Sociale e la fama del suo più celebre cittadino. Questo perché qua il teatro è costruito al contrario, o meglio restaurato al contrario e riadattato al meglio delle possibilità di un gruppo di ragazzi che ha reinventato un luogo abbandonato a sé stesso. Il palco sta dove prima ci stavano le sedie e le sedie dove ci stava il palco. Il risultato è che i palchetti sono rivolti verso il pubblico e tutto il teatro diventa uno strano gioco dove pure il pubblico sembra dover recitare. Il più celebre cittadino è Antonio Ligabue il quale accoglie ogni giorno tutti coloro che arrivano da Guastalla col suo enorme testone in metallo e lo sguardo torvo di chi ha passato una vita grama e lontano da casa. Perché Antonio Ligabue in realtà non...

1997 FUGA DA NEW YORK - OVVERO COME TI DESCRIVO GLI STATI UNITI TRUMPIANI

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Per una volta ogni tanto tocca fare un delirio serio e scrivere di contemporaneità. Lo so lo so non siamo abituati e mi scuso a priori per quello che leggerete ma oggi l'ispirazione va così. Sigla . 1988: l'indice di criminalità negli Stati Uniti raggiunge il quattrocento per cento. Quella che un tempo fu la libera città di New York diventa il carcere di massima sicurezza per l'intero Paese. Un muro di cinta di quindici metri viene eretto lungo la linea costiera di Jersey, attraverso il fiume Harlem, e giù lungo la linea costiera di Brooklyn. Circonda completamente l'isola di Manhattan, tutti i ponti e i canali sono minati. La forza di polizia statunitense, come un esercito, è accampata intorno all'isola. Non vi sono guardie, dentro il carcere. Solo i prigionieri e i mondi che si sono creati. Le regole sono semplici: una volta entrati, non si esce più.        Con questa introduzione inzia 1997: Fuga da New York, il capolavoro di John Carpenter scritto ne...

TRILOGIA DELLA CITTA DI K, OVVERO MA CHE CAZZO HO APPENA LETTO

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Su consiglio di un amico da mesi avevo in testa di leggere la Trilogia della città di K scritto da Ágota Kristóf. Questo amico me lo aveva consigliato perchè sono un grande fan di Mother 3 e a quanto pare l'ideatore del gioco si è fortemente ispirato ai personaggi e ai temi del romanzo. Beh che dire, già solo con una presentazione così per me il libro era già comprato a scatola chiusa e considerando che non ne avevo mai sentito parlare prima a priori assumeva un valore dieci volte maggiore (oh sì voglio solo consumare media di nicchia allontanate da me tutto ciò che è mainstream vi prego). Questo suggerimento mi venne dato circa un anno fa se non ricordo male (cosa plausibile, il ricordare male intendo) e fino alla scorsa settimana quel nome e quel titolo erano solo un ricordo ma niente che cercassi attivamente. Poi all'improvviso a caso una mattina mi sveglio e decido di andare in libreria. Decido di comprare un libro che porca miseria in sti mesi sto leggendo poco ed è uno s...

L'UMIDO ABBRACCIO DELL'AUTUNNO PADANO

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Finalmente è arrivato l'autunno. Basta uscire di casa al mattino di buon'ora per immergersi nell'aria umida, nel colore grigio del cielo, nella leggera foschia che copre l'orizzonte, per calpestare la poltiglia marroncina delle foglie bagnate e schivare le piccole pozzanghere fangose sui bordi dei marciapiedi. L'autunno è bello perché è rassicurante. È il segnale che ogni anno come sempre l'estate ha una fine, l'afa lascia il posto alla pioggia e già l'inverno sembra dietro l'angolo. Ma io non voglio l'inverno così come non voglio l'estate e onestamente tollero la primavera. L'autunno è la mia stagione e non so il perché. Non credo sia una semplice questione di compleanno e credo non abbia neanche a che fare con il legame stretto della mia famiglia coi ritmi contadini che ruotano intorno al giorno di San Martino. Penso semplicemente l'autunno sia la stagione in cui la pianura padana risplende e mostra sé stessa. Una terra nata e cresc...

2666

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Allora devo ammettere che per certe cose sono un filo ossessivo. Nel senso, mi capita di avere libri/canzoni/videogiochi che compongono da soli il 50% di ciò che leggo/ascolto/gioco. Queste piccole ossessioni cambiano col tempo, svanendo piano piano e venendo poi sostituite da altre ma a volte ritornano. 2666 è una di queste. Come io sia finito a leggere un autore come Bolaño è di per sé una storia e parla di me e della mia incapacità patologica di affrontare ciò che tutti gli altri fanno e del mio cercare per puro sfizio ogni volta la strada meno battuta. Sono fatto così. Sono scemo e lo so. Resta il fatto che ho letto il mio primo romanzo di Bolaño quando avevo 17 anni e da allora ne avrò letti sì e no 3. Posso anche a citarne i titoli:  I detective selvaggi : una storia di poeti messicani sperduti in Messico e delle loro vite intrecciate col sublime. La pista di ghiaccio : romanzo su un omicidio in una piccola cittadina balneare. Composto da tre differenti narratori che mescolan...

APOLOGIA DEL CANCHERO

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Allora una cosa che molti non capiscono è la completa estraneità del termine dialettale Cancher (italianizzato Canchero) con la malattia del cancro e altre amenità del genere. Il cancher è niente di meno che un oggetto generico, una cosa, un bagaglio, un canchero. Ovviamente quello che vale per il mondo fisico si può adattare più genericamente allo scibile umano e allora con cancher  si possono indicare molte cose di cui non ci ricorda il nome (es: cosa è quel canchero lì?) . Un utilizzo particolare del termine sta nella celebre frase " cat vegn un cancher " ovvero "che ti venga un canchero/che ti venga un accidente". In questo caso il canchero non è ovviamente il tumore ma un generico malanno generalizzato con cancher che suona pure bello minaccioso. Lo stesso effetto dal punto di vista del significato lo si avrebbe anche con " cat vegna quel " ovvero "che ti venga qualcosa" o " cat vegna n'asideint " cioè "che ti venga ...